Psiche e la donna del capo

Psiche & Società di Roberto Cafiso da LA SICILIA del 30.1.17

LA DONNA DEL BOSS : UN FENOMENO SEMPRE IN VOGA….

L’immagine è quella della Chicago anni trenta. Il boss con accanto la sua donna. Bella, bionda e svampita. La donna del boss. Ma il fenomeno  affonda le sue radici nella storia, anche quella remota. La preferita di corte spesso era l’amante del re o del principe e ne traeva grandi  benefici.  La donna del capo è spesso una che lavora col capo. In una corte  diventata ufficio, dentro un’azienda, a stretto giro di gomito con lui. La donna del capo sfrutta il vantaggio di  essere la sua prediletta ed a volte lo fa in maniera marchiana.

Donne ambiziose ? Opportuniste ? Furbe ? …. Chi più ne ha, più ne metta. Ma sostanzialmente donne che provano a vivere al meglio, nel cono di luce riflessa che dal capo  si irradia sino a loro. E’ un istinto arcaico, che certo impone compromessi con se stessi e con la propria morale. Che va addomesticata, ridotta alla “ragion di stato” della convenienza.   Queste donne  sfruttano un potere informale e nel loro ambiente non esitano talvolta a valicare i limiti di buon senso ed opportunità.

Perché il potere inebria come il vino. Distoglie da una sana analisi di realtà. Persuade che quello status arraffato possa durare tutto il tempo. E il capo, compiaciuto dalla gioia procurata alla sua compagna, non lesina privilegi ed ambiti di potere traslato. Una cecità a volte assoluta, fatta di dinamiche affettive, lenzuola e sprezzo degli altri. Già , perché la donna del capo non rende un buon servizio al suo uomo. Imperversa, si sostituisce a lui pur senza alcun posizionamento formale, fa il bello ed il cattivo tempo.  Ed è  per questo che non lo ama, anzi spesso lo sfida per essere le la regina vera. E così  fa terra bruciata attorno al re,   inviso al suo gruppo per tanti sfacciati privilegi concessi.

Quando il capo perde lucidità e non si accorge dello sfascio che la sua prediletta sta procurando, quello è l’inizio di un declino inesorabile. Perché nel medioevo il principe poteva contare sul diritto di vita e di morte dei cortigiani. Questi oggi hanno molte armi in più per difendere i propri diritti. Armi legali  per coalizzarsi e  decretare  la caduta del despota e della sua amata .

L’innamoramento, l’eccitazione , irretisce la ragione e può rendere un uomo  debole ,ricattabile,  acritico e miope. Perché  non si accorge che la propria donna ne sta minando  la leadership, sostituendosi a lui e creando una tirannia di sistema avallata dal suo bene placido. Vendette, ripicche personali, rivendicazioni e specifiche minacce ai colleghi,  rappresentano il pane quotidiano per queste donne protette, piene di   limiti e di protervia. Perciò  vere e proprie rovine di uomini anche capaci che danno ascolto alla chimica del corpo ed al sesso,  diventando di fatto dipendenti da compagne di scarso spessore persolologico.

Al maschile vi sono i “principi consorti”, anche qui uomini di  poca rilevanza personale , che sfruttando il ruolo ed il prestigio della propria compagna, sovente non proprio attraente, si posizionano e fanno carriera nell’ambito professionale  della partner o in settori collaterali ove la propria compagna ha una forte influenza. Anche qui donne compiaciute dal loro gallo con la cresta in mostra,  che non si rendono conto di avallare privilegi indebiti  e creare i presupposti persino per una loro uscita di scena anche attraverso indagini della magistratura.

Quando il cervello arcaico , quello dove  la fanno da padrone  da sempre gli istinti primordiali, ha la meglio sulla logica e il discernimento, allora un individuo comincia a costruire le premesse per un tonfo  annunciato. Oltre al danno la beffa. Perduto il potere costoro perdono anche l’amata, che scappa alla ricerca di  altri leader per ricominciare senza scrupoli il solo copione in grado di interpretare nella vita .

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